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Notiziario indipendente del Centro Anziani "Bel Respiro" - Villa Pamphilji
Municipio XVI - Roma
Celebriamo la Parola di Dio

Domenica 29 novembre 2009

I^ DOMENICA D’AVVENTO ANNO “C”

1^ Lettura ...: Ger 33,14-16
Salmo resp.. : dal Sal 24
2^ Lettura ….: 1Ts 3,12-4,2
Vangelo …...: Lc 21,25-28.34-36

.A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.
L’avvento, nato nella liturgia spagnola del IV secolo, è entrato a far parte della liturgia romana nel VII secolo, in principio con forme non ben definite: cinque domeniche secondo la tradizione presbiteriale e quattro domeniche secondo la tradizione sacramentale episcopale. Con il tempo è prevalsa la tradizione episcopale di quattro domeniche. L’avvento è il tempo della preparazione alla solennità del Natale del Signore ed è il tempo in cui tutta la comunità dei credenti viene guidata all’attesa della seconda venuta del Cristo, alla fine dei tempi.

I temi liturgici della prima domenica di Avvento sono legati alla conclusione dell’anno liturgico precedente e perciò lo scenario tratta ancora della fina del mondo e del ritorno ultimo (parusia) di Cristo.

La comunità cristiana dovrà mantenersi salda e fiduciosa nella fede in Cristo: ci saranno momenti di paura e di smarrimento, sconvolgimenti cosmici, prima che il Signore ritorni. Il suo ritorno, però, sarà per la comunità cristiana il perfetto compimento delle salvezza, già preannunciato dagli antichi profeti. L’attesa, perciò, sarà ricca di vigilanza e di preghiera. La preghiera è incanalata verso la custodia e la crescita della fede, la vigilanza invece consiste sia nel crescere e sovrabbondare nell’amore sia nel comportarsi in modo da essere gradito a Dio.

Il Vangelo di Luca è indirizzato ai cristiani della sua epoca ma anche a quelli di tutti i tempi, che devono vivere nella fede del Signore in mezzo al mondo. Sono parole di consolazione e di speranza, di fronte alle miserie e alle angosce della vita.

Gli stessi avvenimenti che disorientano gli uomini saranno per i cristiani il segno che l’ora della salvezza si avvicina. Dietro tutte le disavventure, per quanto dolorose possano essere, essi potranno scoprire il Signore che annuncia la sua venuta, la sua redenzione, e l’inizio di una nuova era.

Il discorso escatologico di Gesù (riguardante le cose che dovranno avvenire) riportato da vangelo di Luca è piuttosto ampio Lc 21,8-36. Di questo brano la Liturgia ne sceglie pochi versetti: Lc 21,25-28.34-36. Il testo biblico è stato arricchito di un inizio liturgico: “In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli”. Nel contempo è stato impoverito. Infatti, sono stato tolti Lc 21,29-33. Trattasi della parabola del fico che evidenzia i segni della fine dei tempi e già trattati nella Domenica scorsa . È probabile che la Liturgia ha tolto questi versetti per evidenziare solo gli atteggiamenti dei credenti nell’attesa della “parusia” e non i segni della fine.

Con questa domenica inizia il tempo di preparazione al Natale. È un tempo di attesa per la nascita di Gesù. Sono passati più di duemila anni da quel giorno che cambiò non solo il calendario ma la vita stessa del mondo. Il profeta Geremia lo previde: “Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto…” (Ger 33, 14-15).

Quei giorni sono venuti. Ma noi siamo a tal punto chini su noi stessi e sui nostri problemi di questo mondo da rischiare di non accorgercene. L' Avvento viene a scuoterci dal nostro torpore perché non ci sovrasti uno stile di vita scialbo e triste. Le parole del Vangelo vengono a scuoterci: "State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscono in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,34-36).

Vegliare e pregare. … Ecco cosa ci è chiesto da oggi a Natale. Il tempo che viene chiede a ciascuno un impegno serio di vigilanza: “Risollevatevi e alzate il capo il capo, perché la vostra liberazione è vicina", (Lc 21,28) dice Gesù. È tempo di alzarsi dalla pigrizia dell'egocentrismo e di pregare. Alzarsi vuol dire attendere qualcosa di nuovo, o meglio qualcuno che è nuovo: Gesù. Si tratta perciò di orientare i nostri pensieri e le nostre speranze verso colui che deve venire. E la preghiera è legata alla vigilanza. Chi non attende non sa cosa significa pregare, non comprende cosa vuol dire rivolgersi al Signore con tutto il cuore. La preghiera nasce sempre dall'attesa di qualcuno che deve venire e inizia quando alziamo il capo da noi stessi per rivolgere gli occhi al Signore. “A te, Signore, innalzo l’anima mia”, proclama l'inno di ingresso della liturgia di questa domenica. I giorni che ci separano dal Natale siano giorni di assidua frequentazione del Vangelo, giorni di ascolto e di riflessione. È questo il senso della vigilanza e della preghiera.

Non passi giorno pertanto senza che almeno una parola sia stata deposta nel nostro cuore.

È vero, spesso il nostro cuore somiglia ad un antro buio. Ma in questo tempo di Avvento può divenire, come quella grotta di Betlemme, il luogo luminoso ove il Signore Gesù rinasce.

Un mistico del seicento così scriveva: “Nascesse Cristo mille volte a Betlemme, ma non nel tuo cuore, saresti eternamente perduto”. Prepariamoci ad accogliere Gesù che viene a salvarci.

L’apostolo Paolo, così come si è rivolto ai tessalonicesi, da vero maestro e fratello c’invita ad accogliere Cristo che viene attraverso due atteggiamenti di fondo: il sovrabbondante “amore vicendevole e verso tutti” e il comportamento in “modo da piacere a Dio”.

Fratelli! … Anch’io, facendo eco al Santo Padre Giovanni Paolo II, voglio gridare: NON ABBIAMO PAURA! APRIAMO LE PORTE A CRISTO NOSTRO SALVATORE!

(Ricerche e Commenti di Mario Faraldo)